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115° Silenzio in Giunta per le scorrettezze di ONORATO.

Da quando la Giunta si è insediata, pare abbia dimenticato il guaio del trasporto marittimo, finito in mano ad Onorato, il più alto rappresentante della borghesia di stato, invitato ad acquisire ad un asta pubblica (con un solo partecipante) la Tirrenia e annesso un contributo di 72 milioni di euro l’anno per mantenere le rotte.Vincenzo-Onorato-Moby
– Oramai è palese il monopolio creato, specie a danno dei trasportatori e dei sardi, ma a distanza di cinque anni e dopo aver ricevuto 360 milioni di euro complessivi, non è più sopportabile che Onorato pratichi politiche commerciali così scorrete, stracciando convenzioni firmate ed eliminando sconti pattuiti a danno di chi aveva avuto l’ardire di utilizzare il vettore concorrente Grimaldi.
– Dobbiamo ricordare alla Giunta, il cui silenzio è diventato assordante, che chi riceve soldi pubblici per mantenere un servizio, non può assolutamente praticare politiche simili, INTOLLERABILI anche per un qualsiasi armatore privato.
Considerando che in Giunta ci sono forze che si ritengono di stampo “indipendentista” che ambiscono a far diventare la Sardegna uno Stato, chiediamo loro di intervenire.

Foto-di-gruppo-della-Giunta-Pigliaru-dopo-la-prima-riunione-dal-profilo-facebook-del-Presidente-della-Giunta

 
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Pubblicato da su 26 gennaio 2016 in Uncategorized

 

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108° Quando la perdità di sovranità provocò il desiderio di indipendenza: Il caso americano.

La ciclicità della storia deve far riflettere, i tanti disincantati spettatori, che la gravissima crisi in atto è la conseguenza delle continue cessioni di sovranità e dall’inasprimento di norme, regolamenti e leggi (comunitarie e italiane), che stanno seguendo la strada dissestata percorsa dalla Corona Inglese, nei confronti delle colonie in America, quando vollero applicare leggi ingiuste, che inevitabilmente provocarono una reazione d’indipendenza nei coloni, che rifiutarono di sottomettersi alla madrepatria.

I tanti indipendentisti (nominali) che la Sardegna ha prodotto negli ultimi anni, se solo riuscissero a raggiungere un SINCRETISMO politico, opererebbero in maniera ben diversa e soprattutto più efficace, studiando soluzioni percorribili, per renderci indipendenti, per davvero.

 

sincretismo

A seguito della costosissima – guerra dei Sette Anni – (dal 1756 al 1763), considerata da Winston Churchill la Prima vera Guerra Mondiale, furono coinvolte, per la prima volta, due vaste coalizioni europee in una lacerante conflitto in tre diversi oceani.

Così, Gran Bretagna e Prussia si scontrarono contro gli interessi economici e coloniali di Francia, Austria, Russia, Polonia, Svezia e poi della Spagna.

Le conseguenze del conflitto fecero pendere la bilancia a favore di riforme alquanto contrastanti: in materia di politica monetaria, fiscale e di controllo burocratico, che avrebbero rotto, di lì a poco, gli equilibri tra gli Stati continentali e le colonie.

La Gran Bretagna e le Colonie Americane.

Per meglio difendere gli interessi della Corona Britannica e delle Compagnie delle Indie, il Parlamento di Londra aveva approvato il Currency Act (Atto di Valuta) nel 1751, che impediva alle Colonie di pagare le importazioni britanniche con valuta americana.

I Certificati Coloniali in uso, introdotti da Benjamin Franklin, permisero alle colonie di crescere nonostante l’aumentata fiscalità. Currency Act

A differenza degli spagnoli, che dopo il conflitto iniziarono a pensare ad un progetto federale, i burocrati della Corona Britannica, con un debito pubblico di 140 milioni di sterline (raddoppiato per la guerra), non solo non concessero ai coloni una loro rappresentanza nel Parlamento (nonostante l’impegno profuso contro i francesi), ma si convinsero, altresì, di accentrare tutti i poteri nell’apparato per controllare l’Impero.

La necessità di dotare le colonie di un regolare esercito, da reclutare in loco, tra i residenti e gli indiani alleati, portò alla tragica decisione di far pagare ai coloni tutti i costi militari sostenuti.

Se l’Atto di Valuta del 1751 permetteva di pagare il fisco con la moneta coloniale, il successivo Currency Act del 1764 impose il pagamento delle imposte con valuta pregiata (oro e argento) che provocò un fortissimo risentimento nei confronti del Regno Unito, anche a seguito dei fortissimi dazi doganali sullo zucchero di canna, introdotti con il Sugar Act, per aumentare le entrate fiscali della Corona e porre fine al contrabbando.

La Stamp Act del 1765 che costringeva i coloni ad importare qualsiasi foglio di carta stampata dal Regno Unito, dove veniva apposta una marca da bollo che certificava il pagamento della tassa, scatenò un’ondata di proteste e un improvviso ampliamento della partecipazione politica.

La veemenza delle proteste costrinse il governo inglese ad abrogare la Stamp Act e ad introdurre la Declaratory Act, che affermava la legittimità del Parlamento londinese di  legiferare per le colonie “in qualsiasi caso”.

Non fu difficile capire che le inique imposte introdotte e il tentativo di impedire alle colonie di avere una propria sovranità monetaria, poté produrre così tanto malcontento, e la legge del 1773 denominata Tea Act, fu solo “la goccia che fece traboccare il vaso” che costrinse i coloni a “superare il Rubicone”.Boston Tea Party 1

A seguito della distruzione di un intero carico di the, di proprietà della Compagnia delle Indie Orientali (EIC), gettato nelle acque del porto di Boston, furono introdotte nel 1774 le Coercitive Acts (Leggi Intollerabili per gli americani), che prevedevano:

  1. Il porto di Boston sarebbe rimasto bloccato fino al completo pagamento del carico perduto dalla EIC.
  2. Il Consiglio della Provincia sarebbe stato nominato anziché eletto.
  3. Il Governatore poteva dimettere i giudici e gli ufficiali di grado inferiore, limitare il diritto di riunione e di decidere dove far processare i funzionari della corona britannica.
  4. Il Governatore poteva dislocare le truppe governative dove riteneva più opportuno.

Così, la convocazione del Primo Congresso continentale a Filadelfia fu salutata con grande entusiasmo e l’Assemblea proclamò:

  1. Nulle le nuove leggi imposte nelle colonie dal Regno Unito.
  2. Imposto il boicottaggio di tutte le merci britanniche.
  3. Stilata la Dichiarazione dei Diritti dei Coloni.

Gli scontri del 1775 tra i ribelli indipendentisti e le truppe britanniche confermarono, sotto certi aspetti, i tratti della prima rivoluzione della storia.

Il 4 luglio 1776 con la Dichiarazione d’Indipendenza, redatta da Thomas Jefferson: dichiarazione di indipendenza 1

  1. Si sanciva al nuovo Governo una forma Repubblicana.
  2. Si affermavano i diritti naturali e inalienabili dell’uomo.
  3. ll principio della sovranità popolare.
  4. ll diritto dei popoli alla rivoluzione e all’indipendenza.

L’obiettivo del Congresso era di trasformare la guerra civile all’interno dell’impero britannico in un conflitto tra stati sovrani e costruire la prima repubblica moderna del mondo atlantico.

La dichiarazione d’Indipendenza affermava anche “le potenze di terra” (le diplomazie europee) che gli Stati Uniti erano aperti ad accordi commerciali, economici e a fare alleanze.

statiuniti05

Grazie alla vittoria di Saratoga nel 1777 gli americani riuscirono a concludere nel 1778 un trattato con i francesi, che dichiararono guerra agli inglesi e rifornirono gli indipendentisti di armi e risorse. L’anno successivo furono seguiti dagli spagnoli, che trasformarono il conflitto in internazionale.

Dopo anni di sanguinose battaglie nel 1781 gli “americani” vinsero la guerra e nel 1783 il Regno Unito fu costretto a riconoscere l’indipendenza delle Colonie costituitesi in Stati Uniti d’America.

 
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Pubblicato da su 30 settembre 2014 in Uncategorized

 

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106 – Invito all’unità per abbattere il sistema partitocratico italiano.

Le recenti consultazioni politiche ci hanno dimostrato che, per battere i partiti italiani, non sono bastati l’orgoglio e una fiera resistenza al sistema Italia, infranti miseramente sopra ad una legge elettorale, che chiamarla truffa è poco.

Sicuramente, dal punto di vista matematico, il risultato delle quattro liste (slegate dai partiti italiani) è lusinghiero visti i complessivi 150.691 voti raccolti, di cui 131.928 ai candidati a governatore e i 18.763 attribuibili ai singoli candidati.

Oltretutto, il risultato Michela Murgia dimostra che, se appoggiata dai mass-media e sostenuta dal territorio, è possibile lanciare una vera sfida al sistema Italia, altrettanto come aver portato nel nostro campo un uomo del calibro di Mauro Pili, che è riuscito a dare una spallata al corrotto e clientelare Cdx italiano.

Purtroppo, l’altra faccia della medaglia, quella dei risultati, ha dimostrato che il “Sistema Italia” ha studiato una legge elettorale a misura “italiana”, così da discriminare qualsiasi avversario forte, se sostenuto da liste deboli, facilitando il plagio di qualche indipendentista convertitosi e poi assimilato dal sistema.

Non a caso sia la stampa libera che di regime, continuano a ridicolizzare e a segnalare il comportamento del mondo “indipendentista-autonomista”, sia sardo che continentale, che persevera con faide interne e fratricide, sostenute solo dal più che tossico culto della personalità.

Di conseguenza, se solo dopo le elezioni ci si è resi conto dei grossolani errori commessi, molti contano ancora sulla memoria corta degli elettori, così da ripresentare il solito gioco e gli sbagli di sempre.

Infatti, a furia di differenziarci gli uni dagli altri, abbiamo finito polverizzare le nostre forze e per dimenticarci il significato di nazione, in altre parole: “Il complesso degli individui legati da una stessa lingua, civiltà, interessi, aspirazioni, che sono coscienti di questo patrimonio comune”.

Difatti, fanno parte della NAZIONE SARDA, con uguali diritti, sia gli indipendentisti, quanto gli autonomisti, che credono nella sola causa identitaria.

Alla luce di quanto detto mi domando: quando verrà il giorno in cui si riuscirà a far cambiare approccio e strategia alla politica indipendentista-autonomista, facendola diventare “unica” per tutta la NAZIONE SARDA?

Pertanto, fatte le debite considerazioni, per poter sfidare – davvero – il sistema Italia, occorrerà che, per le prossime consultazioni elettorali, dovremmo sostenere compatti un’unica coalizione, e solo con delle liste con un peso specifico elevatissimo.

Infine, vista la qualità dei nostri migliori candidati, è giunta l’ora di farli sedere nella stessa sala, così da metterli a confronto, farli lavorare, sia per studiare programmi comuni, che precise strategie, pronti a sfidare e battere i partiti italiani nel prossimo futuro.

La valutazione e la selezione degli eletti ipotizzati, è stata fatta ripartendo i risultati delle liste e dei candidati, così da ottenere dei coefficienti per “pesare” i migliori.

Ritengo questa selezione migliorabile, ma allo stesso tempo sufficientemente valida per poter iniziare un cammino verso la costruzione di un’unica e a grande coalizione politica per la NAZIONE SARDA e per dimostrare che siamo pronti per l’autodeterminazione.

Durante l’attesa di giudizi e suggerimenti, mi complimento per i risultati di molti dei nostri candidati e mi auguro che tutto questo possa servire a creare l’auspicata convergenza, sempre sfumata all’ultimo minuto.

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FILE dei voti raccolti: per singola lista, per candidato governatore e dei singoli candidati.

Prospetto Parlamento SARDO

Elenco dei candidati più votate per lista.

 
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Pubblicato da su 28 febbraio 2014 in Uncategorized

 

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