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114°- Dieci anni di disastri per rovinare la Sardegna.

06 Gen

La Sardegna è in mano alla mala-politica italiana da troppo tempo e rischia di rimanere vittima del sistema, a causa dell’immobilismo della cittadinanza, incapace di scegliersi una classe politica adeguata.

Abbiamo potuto osservare il susseguirsi di governi con diversi colori, tutti riconducibili ai partiti italiani, che non hanno fatto altro che prendere ordini dalle segreterie.

Siamo passati dal Governatore-Balente Soru, salito alla ribalta nel periodo della bolla speculativa dei tecnologici quotati in Borsa, grazie al sogno di Tiscali, dimostratasi poi un bluff in mano ad un inetto megalomane.

Soru si era nascosto sotto le vesti dell’uomo nuovo della sinistra sarda in berritta, quale strenuo difensore della Sardegna, prima di mostrarsi come il capo-bardana di una élite di invidiosi intellettuali di sinistra.

Quando Soru decise di allontanare gli americani dalla base militare della Maddalena, puntò molto sulla rivalsa dei sardi, per cacciare l’occupante.
Allo stesso modo procedette nell’imporre il più astringente Piano Paesaggistico d’Europa, con una legge Salva Coste che impediva qualsiasi attività a meno di 1500 metri dal mare, così da soddisfare l’invidia di molti, che poco tollerava la fortuna di pochi.

In un territorio che si cibava di invidia dall’alba dei tempi, creare uno strumento legale che impediva qualsiasi iniziativa turistica e immobiliare, era come la manna dal cielo e ingraziarsi gli integralisti del socialismo sull’isola.

L’introduzione della famosa tassa sul Lusso altro non fu che il coronamento del successo degli invidiosi del benessere altrui, che vedevano nella scandalosa e inutile tassa, il mezzo per punire chi aveva osato arricchirsi.

Purtroppo, l’introduzione di norme vessatorie creò degli effetti nefasti nell’economia isolana, provocando un vero terremoto nel settore immobiliare, costretto a mandare oltre 40 mila lavoratori.

Il caso più emblematico dell’era integralista di Soru fu la vicenda di Tuvixeddu, quando l’allora Governatore impedì all’imprenditore Cualbu di avviare i lavori approvati nel sito, dando avvio ad una causa legale, che alla fine vide la Regione Sardegna sconfitta, dover sborsare l’incredibile cifra di 82 milioni di euro, quale risarcimento danni.

Un personaggio come Soru abituato a fare disastri, non poteva che andare a cercarsi altri guai, aprendo una Vertenza sulle Entrate con lo Stato italiano, per rimborsi non ottenuti.

Erano diversi anni che lo Stato italiano non versava nelle casse della Regione le tasse spettanti per Statuto alla Sardegna, e il Primo Ministro Prodi colse l’occasione favorevole con Soru, che simulò di aprire un contenzioso con l’Italia, ma finì per accettare tutte le condizioni imposte, che vedevano dimezzato il credito, da diluire in rate pluriennali senza interessi, mettendo fine a futuri contenziosi.

Quella che appariva come una conquista di Soru, si rilevò invece come una Caporetto finanziaria per le casse della Regione, perché videro il Generale-Governatore Soru firmare un accordo con lo Stato, che imponeva alla Regione Sardegna di farsi carico al 100% del sistema sanitario locale.

Per fare un paragone: la Vertenza Entrate e il Decreto Salva Banche di Renzi permisero ad entrambi di mettere una pietra tombale a possibili rivalse, verso lo Stato italiano nel primo caso, e nei confronti degli amministratori delle banche (sottoposte ad un fallimento pilotato, grazie all’accordo con il Governo, che permetteva al sistema bancario di scaricare su migliaia di obbligazionisti subordinati una parte delle perdite) nel secondo.

Le cose non andarono meglio con il Governatore Cappellacci che non fece nulla per cambiare la congiuntura e legge sul Piano Paesaggistico, anzi favorì la lobby dei signori del vento.

L’inadeguatezza di Cappellaci venne fuori quando dovette affrontare la questione trasporti, dopo la cessione della Tirrenia ad una cordata promossa da Onorato & company, di creare un monopolio di fatto.

Non potendo opporsi politicamente alle decisioni del suo partito, mise in piedi il teatrino della Saremar, e per quanto ispirato da un senso partigiano, dovette fare i conti con l’incapacità dei soggetti e dell’iniziativa.

Durante le scorse elezioni Regionali, tra lotte intestine ai partiti italiani, invidie nella frammentata costellazione identitaria, riuscì a prevalere Pigliaru e la sua giunta dei Professori, dimostrando presto di non essere in grado di fare meglio.

Per di più la Giunta dei Professori è stata costretta a tenere a battesimo l’investimento di 82 milioni di euro per dei treni veloci ordinati dallo sciagurato Soru, che voleva far correre a 200 kmh su binari posati nell’800, che però non potevano che garantire un risparmio di soli 15 minuti, sulla tratta Sassari Cagliari. La disfatta Soru fu completa quando si convinse di poter diventare il prossimo Presidente del Consiglio, acquistando pure il fallimentare quotidiano l’Unità.

Se abbiamo compreso che appoggiarsi alle solite bandiere italiane significa cercarsi delle disgrazie, dobbiamo ricordarci di valutare i futuri candidati per le leggi che vorranno abrogare, e per quelle che vogliono cambiare, anziché per il solito clientelismo parassitario.

La partitocrazia italiana non è mai stata capace di creare sviluppo, se non di prosciugare risorse, scaricando sulla comunità errori e privilegi, da pagare con la fiscalità, rimanendo avvinghiata alle poltrone di comando di un paese alla deriva.

Devo ricordare che l’attuale congiuntura economica è stata creata dalle nuove norme in fatto di fisco e di finanza (non da fenomeni economici esterni), che vedevano in Basilea 2 e in Equitalia i responsabili del disastro, voluti dai poteri forti per inaridire lo sviluppo delle piccole e medie aziende, a cui derubare il mercato e il patrimonio, con la connivenza dei legislatori al potere.

Se la Sardegna vorrà rialzare la testa e la propria economia, dovrà mettere mano ad un piano di riforme imponente, per non diventare come l’isola di Haiti, dei poverecci di domani.

La Sardegna dovrà necessariamente aprire un contenzioso con l’Italia, per decidere in proprio il futuro, sia in fatto di uso del territorio, di fisco, di finanza e di economia.

Le parole d’ordine per valutare la nuova classe politica dovranno essere: la responsabilità, la rendicontazione e il controllo, senza le quali sarà impossibile avere un futuro.

Per finire, se il sistema partitocratico ha mostrato il suo lato oscuro, la democrazia rappresentativa è diventato un problema per la nostra società, in quanto siamo impossibilitati a delegittimare politici incapaci e voltagabbana.

A riguardo sarà necessaria una completa riscrittura dello Statuto della Sardegna, da orientare verso una democrazia diretta, con politici non di professione, referendum propositivi e una riduzione dei poteri di chi governa, per non ritrovarci a pagare scelte sbagliate fatte da incompetenti e da collusi.

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Pubblicato da su 6 gennaio 2016 in Uncategorized

 

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