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87° La crisi in Sardegna può essere superata? – Sicuramente con l’attuazione delle zone franche! (parte 1)

28 Set

Sono oramai cinque anni che il quadro socio-economico della Sardegna è degenerato nella peggior crisi dal dopoguerra; assecondata dall’inerzia e dall’assoggettamento della politica isolana, prigioniera di scelte dettate dalle segreterie politiche e dai sindacati italiani, che hanno impedito modelli alternativi.

Il nostro settore agro-zootecnico vive una crisi divenuta oramai perenne, dove l’applicazione di leggi e l’uso distorto di alcuni finanziamenti, hanno devastato il futuro di troppi imprenditori, già martoriati dalla peste suina e dal sistematico abbandono della terra coltivabile.

Il mondo della grande industria non ci ha lasciato nulla di buono, se non l’inquinamento e la precarietà, dove la vita di migliaia di lavoratori si è dovuta legare, indissolubilmente, alle più svariate forme di sussidio, che non hanno permesso altro se non la disperazione.

La piccola imprenditoria è entrata nell’occhio del ciclone: prima con l’Ufficio delle Entrate, poi con Equitalia, infine con le Banche, che hanno messo fine (costretto a chiudere) ad almeno il 30% delle piccole aziende, mentre le altre stanno affrontando un’insostenibile pressione fiscale e l’aggravarsi della crisi economica, oramai senza fine, che ci ha tolto ogni speranza di ripresa.

Oramai anche il turismo, che pareva esente da crisi, si ritrova nel pieno della tormenta, provocato da fattori esterni, quali il monopolio privato della C.I.N. e di ONORATO (aiutato dalla politica italiana), che ha potuto alzare le tariffe marittime e strozzare la nostra economia.

Siccome “il male non arriva mai da solo”, si sono messi contro di noi pure l’Europa e Monti, che ci hanno tolto le ultime speranze, spostando tutti i fondi sardi disponibili, nelle casse romane, per far rispettare gli equilibri di bilancio.

La Sardegna sarà destinata a rivivere il dramma dell’emigrazione, visto che così com’è  non è più conveniente esercitare nessuna attività sull’isola.

Cosa occorrerebbe per rilanciare la Sardegna?

Sicuramente una politica fiscale molto soft, l’eliminazione degli studi di settore e magari una banca speciale che non rispetti i parametri di Basilea.

E’ curioso scoprire che, la maggior parte dei problemi, si potrebbero risolvere con l’attuazione delle Zone Franche, inserite nel nostro Statuto e mai applicate, forse per il timore dei politici di perdere forza, vista la notevole spinta, garantita dallo sviluppo delle Aree Economiche Speciali, che attirerebbe solo aziende disposte a spendere i propri denari, anziché i nostri, che tanto ci hanno danneggiato nel passato.

Chiederemo semplicemente che venga applicato il decreto legislativo n°75 del 1998sulle [Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Sardegna, concernenti l’istituzione di zone franche].

norme dello statuto della Sardegna per la zona franca

  1. 1.                    In attuazione dell’articolo 12 dello statuto speciale per la regione Sardegna approvato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, e successive modificazioni, sono istituite nella regione zone franche, secondo le disposizioni di cui ai regolamenti CEE n. 2913/1992 (Consiglio) e n. 2454/1993 (Commissione), nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili.
  1. La delimitazione territoriale delle zone franche e la determinazione di ogni altra disposizione necessaria per la loro operatività, viene effettuata, su proposta della regione, con separati decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri.
  1. In sede di prima applicazione la delimitazione territoriale del porto di Cagliari è quella di cui all’allegato dell’atto aggiuntivo in data 13 febbraio 1997, dell’accordo di programma dell’8 agosto 1995 sottoscritto con il Ministero dei trasporti.


zona franca dettaglio 01992R2913-20070101-it
(regolamento comunitario CEE)

Colpisce sapere che la Regione Sardegna, dopo 14 anni, non abbia ancora applicato la legge: in pratica deve solo “delimitare” le zone franche e “determinare le disposizioniper la loro operatività.

Se viviamo in un paese democratico in cui la vita dei cittadini e delle imprese, è regolato da leggi dello Stato, chiederemo il rispetto di queste.

Tali inadempienze sono responsabili del nostro ritardo economico rispetto alle nazioni più ricche.

Ci saranno dei detrattori: nella politica e nel sindacato, contrari a seguire modelli economici diversi dai loro, e tenteranno di boicottare quanto la legge ha stabilito, solo per tenerci in uno stato di sudditanza perenne.

Riusciremo a dimostrare a chi teme le Zone Franche, che queste potranno influenzare positivamente i territori a loro vicini, in quanto le Zone Franche speciali:

  1. 1.    Sono aree stabilite dal governo, per stimolare ed equilibrare l’agricoltura, l’industria, il commercio e il turismo.
  2. 2.    Ogni zona amministra da se il proprio sviluppo economico, industriale e fiscale, senza l’aiuto del governo nazionale.
  3. 3.    Ogni zona amministra da se il proprio sviluppo economico, industriale e fiscale, senza l’aiuto del governo nazionale.
  4. 4.    Vengono offerte strutture adeguate, al fine di creare un collegamento con le comunità circostanti.
  5. 5.    Talora sono previsti incentivi finanziari, infrastrutture o la formazione per il personale impiegato: in sostanza, può essere una specie di incubatore in cui alle aziende viene dato tutto il necessario per svilupparsi.

Le aziende estere che vorranno insediarsi nelle Zone Franche dovranno lasciare delle garanzie e verrà valutato il loro progetto, inoltre saranno espressamente vietate imprese “inquinanti o dannose” alla nostra economia.

Le imprese pagheranno una cifra iniziale “forfettaria” in base al periodo in cui vorranno godere dei particolari vantaggi fiscali, che partirà dai 10 ai 30 anni, in alcuni casi la prorogare potrà arriva a 49 o addirittura 99 anni.

Il terreno, il capannone o gli uffici verranno dati in locazione, e serviti di energia elettrica e acqua.

L’extraterritorialità della zona franca permetterà alle aziende di non pagare dazi per le merci in entrata.

Gli utili conseguiti non verranno tassati e potranno essere trasferiti all’estero.

Nelle zone franche vigerà sia una fiscalità particolarmente vantaggiosa, che una burocrazia snella e non invadente.

Verranno concessi particolari vantaggi fiscali per la trasformazione di prodotti locali o l’esportazione degli stessi.

Il personale verrà formato preventivamente prima di essere inserito nelle zone franche.

Le aziende esportatrici che trasformeranno le materie prime locali, che creeranno sistema, potranno avvalersi di un supporto finanziario e bancario speciale.

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2 commenti

Pubblicato da su 28 settembre 2012 in Uncategorized

 

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2 risposte a “87° La crisi in Sardegna può essere superata? – Sicuramente con l’attuazione delle zone franche! (parte 1)

  1. gold price

    6 ottobre 2012 at 22:10

    Per stabilire un’impresa nelle Free Zone è necessario richiedere una licenza. La licenza ha ad oggetto l’attività che verrà svolta dall’impresa. Tendenzialmente, le licenze che vengono rilasciate dalle Autorità delle Free Zone sono di 4 tipi: commerciale, industriale, di servizi, o industria nazionale. Queste licenze sono rinnovabili annualmente fino a che l’impresa continua ad operare nella zona franca.

     
    • Roberto Seri

      9 ottobre 2012 at 12:43

      Molte grazie per la tua puntualizzazione, necessaria per comprendere meglio l’argomento.
      Avrei piacere di confrontarmi a riguardo, in quanto sto preparando un progetto specifico, su come procedere per dare delle norme di coerenti al territorio della Sardegna.
      Per info: roberto.seri@yahoo.it

       

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