E’ iniziata una guerra tra il mondo finanziario e quello politico; sarà una battaglia senza esclusione di colpi.
Così, dopo la caduta del muro di Berlino, è partito un lavoro sotterraneo per convincere la politica che il mondo stava cambiando e si doveva dar modo a tutti di crescere, con la fine dell’incubo comunista.
Infatti, se in passato la politica era sempre riuscita a imbrigliare la finanza, quest’ultima si era preparata per tempo, entrando in politica, corrompendola e manipolandola, a un punto tale, da non sapere dove inizia l’una o finisce l’altra.
La finanza, con le spinte massoniche, è riuscita a far cambiare leggi, vanificando il lavoro di anni della politica.
La modifica della legge bancaria promulgata nel 1936, ha permesso una stabilità finanziaria; poi, dal1994 ha ridato forza alla finanza e alle banche in particolare, riportandole alla ribalta nel panorama mondiale.
Il cambiamento delle norme si è attuato sia con le privatizzazioni delle banche, che con le liberalizzazioni di enti e società, facendo irrompere i privati nelle aziende pubbliche, appropriandosi di tutto quello che era vendibile e svuotandone il patrimonio.
Il piano ben orchestrato, mirava alla creazione di una moneta unica (l’EURO), in maniera tale da legare gli uni agli altri e colpirli uno alla volta, non appena fosse capitata l’occasione.
Ma come era possibile conquistare interi stati?
Semplice, aprendo i mercati alla globalizzazione, così da indebolirne le capacità competitive e privandoli delle protezioni doganali.
Così, in meno di dieci anni, con l’avvento dell’euro e della globalizzazione si è, di fatto, devastato l’apparato economico italiano, pubblico e privato. 
Una dopo l’altra le grandi aziende sono state cedute a pochi soldi a privati compiacenti, oppure se n’è pilotata la fine, regalandole ad amici.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti: da un lato l’impoverimento generale e l’abbattimento della classe media (oggi a livello di sussistenza), dall’altro l’arricchimento di pochi speculatori che hanno tratto vantaggi dalle favorevoli condizioni.
Adesso che la crisi, da loro provocata, sta mostrando chiaramente i guasti, la finanza sta calando tutti i suoi jolly, occupando sistematicamente tutte le posizioni chiave della politica europea e italiana in particolare.
Il caso di Monti è sintomatico: mettendo in campo il loro pezzo da novanta, è chiaro l’intendimento di far acquisire alla finanza i pezzi pregiati rimasti (Eni e Fincantieri), e poi impossessarsi a un prezzo basso, di quante più aziende private possibili.
Quanto sta accadendo intorno a noi, deve far riflettere i sardi, che non possono pensare di essere fuori dai giochi e di isolarsi dal resto del mondo.
Il primo dovere è quello di rimanere informati e coscienti, in maniera tale da valutare e prendere decisioni in merito.
Non possiamo rimanere a guardare, gli esempi clamorosi sono sotto i nostri occhi: la privatizzazione della Tirrenia, la smobilitazione sia della chimica che delle ferrovie, sono metodi per annientare l’apparato produttivo sardo.
Questo per costringere un popolo a pagare un prezzo altissimo, pur di creare profitto alla finanza.
Più un popolo è affamato, e più viene foraggiato da incentivi e aiuti, ma non per sfamarlo o per liberarlo, ma per sottometterlo sempre più, lasciando solo il minimo per la propria sussistenza.
Quando si vogliono creare fondi neri, si caricano le azienda di costi enormi, a vantaggio di chi i vuole usare diversamente, una semplice spogliazione insomma, che farà crollare il sistema aziendale, lasciando un cadavere, prima di passare alla vittima successiva.
Dobbiamo vigilare e prendere coscienza, così da trovare sia gli alleati che i mezzi necessari per liberarci da questo giogo assurdo.
Hanno tolto la dignità al sardo, con sussidi di vario tipo; oggi è completamente mortificato nell’animo e non trova più la forza di ribellarsi; ecco l’importanza della partecipazione e far comprendere a tutti quale strada scegliere e come arrivarci.
Spero vi siano anime generose e pronte per l’azione, abbiamo un gran bisogno di soldati pronti per la causa, per combattere su tutti i fronti.
