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70 Scontro finale: Finanza vs Politica

20 nov

E’ iniziata una guerra tra il mondo finanziario e quello politico; sarà una battaglia senza esclusione di colpi.

Così, dopo la caduta del muro di Berlino, è partito un lavoro sotterraneo per convincere la politica che il mondo stava cambiando e si doveva dar modo a tutti di crescere, con la fine dell’incubo comunista.

Infatti, se in passato la politica era sempre riuscita a imbrigliare la finanza, quest’ultima si era preparata per tempo, entrando in politica, corrompendola e manipolandola, a un punto tale, da non sapere dove inizia l’una o finisce l’altra.

La finanza, con le spinte massoniche, è riuscita a far cambiare leggi, vanificando il lavoro di anni della politica.

La modifica della legge bancaria promulgata nel 1936, ha permesso una stabilità finanziaria; poi, dal1994 ha ridato forza alla finanza e alle banche in particolare, riportandole alla ribalta nel panorama mondiale.

Il cambiamento delle norme si è attuato sia con le privatizzazioni delle banche, che con le liberalizzazioni di enti e società, facendo irrompere i privati nelle aziende pubbliche, appropriandosi di tutto quello che era vendibile e svuotandone il patrimonio.

Il piano ben orchestrato, mirava alla creazione di una moneta unica (l’EURO), in maniera tale da legare gli uni agli altri e colpirli uno alla volta, non appena fosse capitata l’occasione.

Ma come era possibile conquistare interi stati?

Semplice, aprendo i mercati alla globalizzazione, così da indebolirne le capacità competitive e privandoli delle protezioni doganali.

Così, in meno di dieci anni, con l’avvento dell’euro e della globalizzazione si è, di fatto, devastato l’apparato economico italiano, pubblico e privato. 

Una dopo l’altra le grandi aziende sono state cedute a pochi soldi a privati compiacenti, oppure se n’è pilotata la fine, regalandole ad amici.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: da un lato l’impoverimento generale e l’abbattimento della classe media (oggi a livello di sussistenza), dall’altro l’arricchimento di pochi speculatori che hanno tratto vantaggi dalle favorevoli condizioni.

Adesso che la crisi, da loro provocata, sta mostrando chiaramente i guasti, la finanza sta calando tutti i suoi jolly, occupando sistematicamente tutte le posizioni chiave della politica europea e italiana in particolare.

Il caso di Monti è sintomatico: mettendo in campo il loro pezzo da novanta, è chiaro l’intendimento di far acquisire alla finanza i pezzi pregiati rimasti (Eni e Fincantieri), e poi impossessarsi a un prezzo basso, di quante più aziende private possibili.

Quanto sta accadendo intorno a noi, deve far riflettere i sardi, che non possono pensare di essere fuori dai giochi e di isolarsi dal resto del mondo.

Il primo dovere è quello di rimanere informati e coscienti, in maniera tale da valutare e prendere decisioni in merito.

Non possiamo rimanere a guardare, gli esempi clamorosi sono sotto i nostri occhi: la privatizzazione della Tirrenia, la smobilitazione sia della chimica che delle ferrovie, sono metodi per annientare l’apparato produttivo sardo.

Questo per costringere un popolo a pagare un prezzo altissimo, pur di creare profitto alla finanza.

Più un popolo è affamato, e più viene foraggiato da incentivi e aiuti, ma non per sfamarlo o per liberarlo, ma per sottometterlo sempre più, lasciando solo il minimo per la propria sussistenza.

Quando si vogliono creare fondi neri, si caricano le azienda di costi enormi, a vantaggio di chi i vuole usare diversamente, una semplice spogliazione insomma, che farà crollare il sistema aziendale, lasciando un cadavere, prima di passare alla vittima successiva.

Dobbiamo vigilare e prendere coscienza, così da trovare sia gli alleati che i mezzi necessari per liberarci da questo giogo assurdo.

Hanno tolto la dignità al sardo, con sussidi di vario tipo; oggi è completamente mortificato nell’animo e non trova più la forza di ribellarsi; ecco l’importanza della partecipazione e far comprendere a tutti quale strada scegliere e come arrivarci.

Spero vi siano anime generose e pronte per l’azione, abbiamo un gran bisogno di soldati pronti per la causa, per combattere su tutti i fronti.

I WANT YOU. 

 

About Roberto Seri

Imprenditore, appassionato di Storia, Politica e Società.
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Pubblicato da su 20 novembre 2011 in tutte le notizie

 

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